Come Autostima influenza l’Ansia
Autostima e ansia
Dott.ssa Valentina Dorotoni
L’autostima è la valutazione che un individuo fa su se stesso.
Il termine “autostima”, per quanto ovvio, può avere molti significati, e può riferirsi a un gran numero di differenti aspetti di se stessi e a tanti differenti problemi.
L’autostima non è grande o piccola, non vi sono problemi di scarsa autostima o problemi di eccesso di autostima. L’autostima può essere, esclusivamente, sana o distorta.
Quando l’autostima è sana, le persone sono in pace con se stesse ed il mondo. Non si sentono continuamente sopraffatte né, all’opposto, tentano continuamente di sopraffare. Si assumono le responsabilità delle proprie scelte, sono realiste e allo stesso tempo fiduciose delle proprie possibilità. Si mettono in gioco volentieri se si tratta di impegni compatibili con i loro desideri e le loro necessità. Accettano le proprie emozioni come componente importante della propria vita e cercano di modificare gli aspetti della realtà che possono essere modificati.
Quando, invece, è presente una autostima distorta, si verificano due possibili atteggiamenti:
1) atteggiamenti rinunciatari: rinunciare o evitare di affrontare alcuni impegni perché ritenuti insormontabili e non all’altezza del compito. Gli altri vengono visti come esseri perfetti e superiori se confrontati a se stessi. La distorsione porta spesso a sviluppare atteggiamenti esteriori di remissione e docilità, ma internamente queste persone sono molto arrabbiate con se stesse, gli altri e il mondo.
2) Atteggiamento competitivo: eccesso di sicurezza che sconfina nell’arroganza e, in alcuni casi, disprezzo degli altri. Tale atteggiamento ha funzione di dimostrare a se stessi e a gli altri di essere validi, capaci, intelligenti, ma la dimostrazione non è mai definita ed i sentimenti di insicurezza sono sempre a portata di mano. Il primo effetto è che gli altri tendono a sviluppare sentimenti negativi nei confronti di chi ha questo problema. Gli altri, non gradendo la svalutazione e il disprezzo del competitivo cercano di allontanarsi e isolarlo. Secondo aspetto negativo è che nel tentare di dare costantemente dimostrazioni del proprio valore, queste persone spesso non si godono gli aspetti belli della vita.
Come si può notare l’autostima nei due casi non segue criteri di quantità, ma, in realtà segue interpretazioni distorte legate alla persona.
Interpretazioni delle proprie istanze del Sé e del suo funzionamento nei diversi contesti situazionali porta a confrontare le varie informazioni che pervengono dal Sè reale ( valutazione oggettiva di noi e delle nostre capacità), Sé ideale ( come dovremmo/ vorremmo essere, in relazione a condizionamenti culturali, familiari, religiosi) e Sé percepito (ovvero la nostra valutazione sul Sé reale), l’autostima risente enormemente del divario tra Sé Reale e Sé ideale. Più infatti l’individuo è lontano dalle caratteristiche del Sé ideale (es. dovrei essere un bravo studente e prendere tutti 30 per essere una persona valida), più è insicuro e convinto di non essere all’altezza, di non meritare la stima degli altri non avendo raggiunto lo standard necessario, con conseguente abbassamento del livello di autostima. Ovviamente è valido anche il discorso contrario, ovvero più ci si avvicina al proprio Sé ideale , più si è sicuri di sé e forti dell’accettazione degli altri.
Tuttavia non ci si sente sicuri si sé allo stesso modo in tutti gli ambiti di vita. Abbiamo infatti differenti livelli di autostima per diverse aree:
sociale: come siamo in mezzo agli altri e come ci sentiamo
scolastico/lavorativa: quanto ci sentiamo efficaci nell’intraprendere un lavoro o nel portare a termine un compito
familiare: il valore è legato alla sicurezza affettiva e al riconoscimento della famiglia di appartenenza
corporea: relativa all’aspetto fisico ed alle prestazioni fisiche.
Una bassa autostima spesso conduce a problemi di tipo ansioso, infatti, persone che hanno un basso concetto di Sé e non si sentono in grado di gestire le diverse situazioni, sperimenteranno alti livelli di ansia se le situazioni in oggetto dovessero paventarsi. Le stesse, nella maggior parte dei casi tenderanno a evitare situazioni o eventi in cui non percepiscono la propria adeguatezza, ritirandosi in altre a loro più consone.
L’evitamento di esperienze o contesti ansiogeni non contribuirà ad un aumento di autostima, difatti, il non confrontarsi nelle diverse situazioni, non aiuterà sicuramente, l’individuo nello sviluppare nuove abilità o competenze utili all’accrescimento della propria autoefficacia, mantenendolo spesso in fase di stallo.



