Timidezza o Ansia sociale?
Paura dell’altro : Quando la timidezza diventa ansia sociale
L’ansia sociale e come questo disagio e disturbo psicologico limita la vita sociale, amorosa e lavorativa di chi ne soffre.
Dott.ssa Dorotoni Valentina
La timidezza non è affatto una malattia. Essa, al contrario, è un cocktail di emozioni, di sentimenti, di atteggiamenti e di comportamenti che solo in certi casi può trasformarsi in un problema di interesse clinico. La timidezza è un modo del tutto personale di regolamentare le relazioni con gli altri, un tratto di una personalità individuale. Non si tratta di una caratteristica necessariamente disturbante, ma semplicemente descrittiva di un soggetto, che può presentare alcuni vantaggi e svantaggi.se da un lato, infatti, la timidezza può costituire un ostacolo alla conoscenza di nuove persone, d’altro può essere anche molto apprezzata al punto da essere considerata fonte di attrazione. La timidezza non è un disturbo, perché non conduce ad un evitamento sociale cronico, stabile e generalizzato che invece caratterizza un disturbo. La timidezza non interferisce pesantemente con la riuscita sociale, lavorativa, scolastica e amorosa.
Quando allora la timidezza diventa disagio? Dov’è la differenza tra un disturbo sociale e un tratto di personalità?
La risposta non va cercata soltanto nella quantità di disagio provato, ma anche, e soprattutto, nella qualità di questo disagio e nella percezione che si ha di esso.
Una persona timida vive il suo timore degli altri come una normale difficoltà, da affrontare e superare con più o meno impegno a seconda delle situazioni; chi soffre di fobia sociale, invece, percepisce la stessa paura come un ostacolo insormontabile, che genera un disagio assolutamente invalidante.
Naturalmente questo tipo di approccio innesca un circolo vizioso che accresce la paura e la rende molto intensa, confermando la sensazione di impotenza.
Quindi l’impotenza e la paura condurranno all’evitamento di situazioni sociali, aspetto che non solo condurrà ad un una importante compromissione del funzionamento sociale.
Le cause:
non è possibile individuare la causa principale a cui attribuire con certezza l’origine di questo disagio. Le cause sono molteplici e spesso intrecciate tra loro; esse vanno ricercate tra l’interazione tra caratteristiche genetiche e ambiente.
Le prime fanno capo a fattori ereditari, la familiarità con disturbi ansia, e temperamentali. Le seconde, invece, a aspetti educativi, esperenziali e di apprendimento.
LE DIFFICOLTA’ IN AMORE E NEL LAVORO – Quando l’intimità psicologica con gli altri fa nascere sentimenti di disagio e di malessere elevati, si tenderà, come detto sopra, ad evitare rapporti interpersonali o sociali. Questo limita fortemente la persona in amore e nel lavoro. In amore, perchè l’amore è la relazione più intensa emotivamente e questo spesso rappresenta una minaccia per chi soffre di ansia sociale. Nel lavoro, perchè per raggiungere traguardi c’è bisogno di creare relazioni con le persone, cosa che risulta difficile per chi soffre di ansia sociale.
Fobia sociale cura
Come per gli altri disturbi d’ansia, la psicoterapia cognitiva comportamentale si è dimostrata generalmente molto efficace nella cura della fobia sociale. La psicoterapia cognitivo comportamentale è centrata sul “qui ed ora”, sul trattamento diretto del sintomo, e punta da un lato a modificare i pensieri disfunzionali, dall’altro a offrire alla persona migliori capacità ed abilità nel affrontare le situazioni temute. La cura della fobia sociale, da una parte, mira a modificare alcune distorsioni dell’interpretazione della realtà, dall’altra cerca di insegnare abilità per gestire al meglio le situazioni sociali. Tali abilità prevedono, solitamente, sia tecniche (come i training di rilassamento) per la gestione dell’ansia, sia tecniche per la gestione dell’interazione verbale.
La cura farmacologica della fobia sociale, per quanto generalmente poco efficace, si basa fondamentalmente su due classi di farmaci: benzodiazepine e antidepressivi.
Approfondimenti:
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