Studio di psicoterapia cognitiva Dorotoni Valentina
  • Home
  • Approfondimenti
  • Attività clinica e psicoterapeutica
  • Attività ed eventi
  • Chi siamo
  • Prenota una visita
  • Cerca
  • Menu Menu
Sei in: Home1 / News ed eventi2 / IO SENTO DUNQUE SONO
News ed eventi

IO SENTO DUNQUE SONO

Le emozioni nell’Approccio Centrato sulla Persona

Dott.ssa Chiara Paci

Psicologi-Milano-Le-emozioni-Psicologi-Milano

Carl Rogers, conferisce un grande valore alle emozioni, sono infatti, centrali per permettere all’individuo di capire come e dove si colloca rispetto alla tendenza attualizzante cioè quella tendenza intrinseca all’organismo che lo spinge a sviluppare tutte quelle potenzialità che favoriscono la sua conservazione e arrichimento (Rogers, 1951). Le emozioni sono considerate come uno strumento di autoconsapevolezza e di autoregolazione.

Le esperienze emotive sono un insieme organizzato su diversi livelli per cui una persona agisce o reagisce a uno stimolo. Anche se le emozioni fanno parte della nostra esperienza, la nostra percezione non ci permette di definire cosa sia la gioia, la collera, la rabbia in modo oggettivo. Per tale ragione non è detto che con la stessa parola due o più persone intendano vissuti differenti. Per alcune emozioni è possibile identificare il ricorrere di alcune componenti significative, questo ci permette di riconoscerle anche negli altri con un certo grado di certezza ma, in ogni caso, costituiscono una risposta complessa che può essere definita solo descrivendo le diverse componenti che la caratterizzano (Inzani et al; 2004). Innanzitutto il nucleo dell’emozione è costituito da un insieme emotivo e cognitivo allo stesso tempo, è una medaglia a due facce in cui da una parte possiamo identificare un’esperienza che noi proviamo ma che non siamo in grado di descrivere, una “qualità” inanalizzabile e irriducibile, puramente emozionale in questo senso. L’altro versante della medaglia è di tipo valutativo immediato, come quando, per esempio, valutiamo la presenza di una minaccia esterna e quindi proviamo paura.

emotional-brain-autism

In linea con la visione positiva ed olistica della natura umana, Carl Rogers (1951), asserisce che le emozioni abbiano un ruolo positivo nell’adattamento. La capacità di regolare le proprie emozioni ha una chiara funzione adattiva all’interno delle interazioni sociali sia per l’individuo sia per la specie. Persone che possono regolare le loro emozioni hanno maggiori possibilità di esperire sentimenti di empatia, e anche di attuare comportamenti di natura prosociale. Il concetto di regolazione emotiva è definito come il processo di avvio, inibizione, mantenimento, o modulazione della forma, intensità, durata di un emozione (Eisenberg et al., 2004). Precedenti ricerche hanno dimostrato che la capacità di regolare le proprie emozioni correla positivamente con sentimenti di preoccupazione per l’altra persona (Derryberry, Rothbart, 1988). Al contrario, le persone che non hanno capacità di contenimento delle loro emozioni, soprattutto emozioni negative, sono esposte a maggior stress personale, a reazioni emotive avversive, come ansia o disagio, quando viene rilevato lo stato emotivo di un’altra persona (Eisenberg et al., 1991). Nel caso dell’empatia la migliore risposta alla sofferenza dell’altro non può essere angoscia ma piuttosto lo sforzo per lenire tale sofferenza. L’empatia è una complessa emozione sociale che va al di là del solo contagio (sovrapposizione) emotivo, ma che implica processi cognitivi di ordine superiore e la capacità di differenziare se stessi dall’altra persona .

Secondo Rogers (1959), con il termine di empatia si intende “la percezione del sistema interiore di un altro individuo con l’accuratezza e le componenti emotive e di significato che gli appartengono come se uno fosse la persona in oggetto, ma tuttavia senza mai perdere la condizione del “come se” . A livello fenomenologico il concetto di “empatia” esprime un senso di somiglianza, condivisione tra i sentimenti propri e quelli espressi da un’altra persona e nello stesso tempo implica meccanismi cognitivi che tengano traccia della sorgente dello stato affettivo, e che permettano di differenziare il sé dall’altro.

In una delle sue proposizioni, nel libro “la Terapia centrata sul Cliente” Rogers, afferma che : “L’emozione accompagna ed in generale facilita il comportamento diretto allo scopo, e la sua intensità deriva dal significato percepito dal soggetto.” (Rogers 1951, tr.it. 355) In accordo con le teorie di Leeper (1948), afferma che le emozioni, tutte, anche quelle forti, come la paura o la rabbia, ci aiutano a raggiungere i nostri scopi; per esempio se viene percepito un forte pericolo, l’individuo proverà un’emozione che lo aiuterà a mettere in atto un comportamento, a seconda dello scopo che si vuole raggiungere. In questo senso nessuna emozione risulta dannosa per l’individuo, fino a che restiamo radicati e ben in contatto con i nostri veri bisogni. I problemi, infatti insorgono nel momento in cui ci distacchiamo dalla nostra vera natura, e si sviluppa una visione alienante di noi stessi. Il non prestare ascolto ai propri bisogni ed emozioni perché non colludono con la visione del se’ ideale, porta l’individuo a estraniarsi, a negare la sua vera natura e questo fa si, che questa incongruenza possa affiorare come una tensione . Un individuo funzionante invece, viene descritto come capace di provare e di accettare tutti i propri sentimenti ed emozioni. Un risultato evolutivo favorevole, per una persona, si ha quando essa sperimenta un accordo armonico tra la mente (che esamina gli eventi e gli coordina) e la sua parte affettiva (che sperimenta i vissuti legati a tali eventi). E’in questo caso che l’unione di aspetti cognitivi ed emotivi, nell’esperienza di tutti i giorni, fornisce all’individuo il senso di vitalità e di pienezza derivante dal sentirsi in accordo con se stesso, con ciò che pensa, con ciò che vive, con la propria immagine (Baldan, 2010).

“È infatti un’emozione quella che mi dice se una cosa è buona o è cattiva per me, e, cosa ancor più importante, se essa è vera o non è vera per me. Le ipotesi errate vengono abbandonate per le spiacevoli emozioni che ne conseguono […], la verità viene perseguita per le piacevoli emozioni connesse, prime fra tutte il “senso di verità” e il “senso di autenticità”. Se è vero che perseguire la verità comporta dolore […], è pur vero che comporta anche, intrinsecamente, specifico piacere. E il bambino, nel proprio incessante impegno cognitivo, struttura la conoscenza più sul “che cosa vuol dire questo per me”, che non sul “che cosa vuol dir questo in assoluto” (Roccato, 1990; p.2 Articolo Baldan).”

752 U21pbGllcywgc2V0IDMuanBn

Al contrario, se l’evoluzione affettiva sfocia nell’incapacità a usare e riconoscere le emozioni, ciò sarà per l’individuo, un impoverimento, in quanto lo priverà di mezzi di informazione e comunicazione, indispensabili nella costruzione dell’immagine di sé, e quindi della sua capacità di riconoscersi esistente e vivo. Come afferma Roccato (1998), se non c’è la possibilità di avere un’esperienza emotiva di sé, il rischio a cui va incontro l’individuo è quello di un’esperienza annichilente, segnata dalla percezione di vivere un’esistenza contrassegnata dalla costante percezione dell’insensatezza. (Roccato, 1998)

8 Maggio 2014/da Dott.ssa Paci Chiara
Condividi questo articolo
  • Condividi su Facebook
  • Condividi su Twitter
  • Condividi su WhatsApp
  • Condividi su Pinterest
  • Condividi su LinkedIn
  • Condividi su Tumblr
  • Condividi su Vk
  • Condividi su Reddit
  • Condividi attraverso Mail
https://www.studiopsicoterapiadorotoni.it/wp-content/uploads/2014/05/y2-300x137.png 0 0 Dott.ssa Paci Chiara https://www.studiopsicoterapiadorotoni.it/wp-content/uploads/2014/05/y2-300x137.png Dott.ssa Paci Chiara2014-05-08 16:01:202019-02-02 18:25:54IO SENTO DUNQUE SONO

Articoli recenti

  • Superare una relazione con un narcisista: il percorso verso la guarigione
  • FOMO (Fear of Missing Out)
  • Dipendenza da Internet: Quando il Digitale Prende il Sopravvento
  • Relazioni tossiche- L’incastro patologico tra narcisista e dipendente
  • Vittime di Narcisismo: dinamiche, ferite e rinascita

Categorie

Articoli correlati

  • FOMO (Fear of Missing Out)
  • Relazioni tossiche- L’incastro patologico tra narcisista e dipendente
  • Attenzione, coppie! 11 comportamenti Tossici che distruggono l’amore

Chi siamo

Professionalità, competenza, ma soprattutto una grande passione per il nostro lavoro.
Scopri chi sono i nostri terapeuti

Contattaci

Vuoi fissare un appuntamento?
Chiama il numero 380 798 8562 o invia una mail all’indirizzo: info@studiopsicoterapiadorotoni.it

Cosa trattiamo

Sono molte le situazioni in cui si può trovare giovamento con la terapia cognitivo comportamentale.
Scopri alcuni dei disturbi che possono essere trattati

Copyright © 2019.All rights reserved: Studio Psicoterapia cognitiva comportamentale Dott.ssa Valentina Dorotoni – via Ferrucci, 41 – Prato(PO) – tel.380.7988562. Iscrizione all’ordine degli psicologi della Toscana n°5249.

Maintained with ♥ by Taak

Dipendenze Online :Generazione Internet Come Autostima influenza l’Ansia
Scorrere verso l’alto
Posting....