Sopravvivere al Suicidio.
Quando una persona si toglie la vita, muore per suicidio, la famiglia e gli amici sono colpiti da un devastante, intenso, improvviso dolore. E’ l’immediatezza e l’improvviso dolore che la rendono un’esperienza ancora più intensa di un casuale per quanto terribile incidente stradale, dato che, nel caso suddetto, i familiari fanno i conti con il senso di impotenza e con la volontà del suicida di porre fine alla propria vita. Il mondo è all’improvviso cambiato per sempre, gli eventi sembrano surreali e fuori controllo (De Leo, 2011).

Il lutto dopo il suicidio è simile al lutto dopo altri tipi di morte improvvisa, ma il dolore inerente alla perdita di un caro a causa del suicidio sembra avere delle caratteristiche peculiari che lo distinguono dal dolore per la perdita della persona cara per altre cause (Bailey et al.,1999). Coloro che hanno perso un proprio caro a causa di suicidio, e che affrontano emozioni tipiche del lutto, provano anche una gamma di sentimenti unici per la loro condizione. Il sentimento di colpa è l’elemento che più caratterizza i “sopravvissuti di suicidio” ( i familiari, gli amici che hanno perso qualcuno che si è suicidato.). In altri tipi di decessi, quando la morte sopraggiunge per malattia o per vecchiaia, la responsabilità dei cari non è messa in discussione. Nel caso del suicidio le persone che avevano un legame con la persona che si è tolta la vita si domandano se hanno avuto un qualche ruolo nell’accaduto, se avrebbero potuto evitare prevenire o ostacolare il suicidio del proprio caro (Grad, 2005). Si possono così osservare alcune condizioni e sensazioni tipiche nei lutti provocati da suicidio: – il trauma, le reazioni di shock, le immagini intrusive della morte possono ripresentarsi anche se non se ne è stati testimoni. L’ossessione del -Perchè?- per coloro in lutto da suicidio si manifesta il disperato bisogno di sapere le motivazioni, la ricerca di risposte può essere implacabile. L’avere risposte potrebbe ripristinare un certo senso di controllo in un mondo diventato imprevedibile improvvisamente. Il senso di colpa è più intenso dopo una perdita da suicidio, le famiglie delle vittime continuano a vivere nella colpai, e pensano che la causa sia da ricercarsi in qualcosa di “sbagliato” in famiglia: per i genitori spesso il suicidio del figlio è il risultato di scarse capacità genitoriali. Se il senso di colpa viene meno spesso lascia il campo alla rabbia, alla ricerca delle cause, all’attribuire a qualcuno la responsabilità del suicidio della persona amata.
Un problema significativo legato al suicidio è lo stigma, quel marchio di disapprovazione che interessa sia il deceduto, o chi ha tentato il suicidio, sia i sopravvissuti al punto che si possono verificare anche sottili processi di emarginazione nei confronti dei familiari, dei cari. Molti sopravvissuti infatti notano la sostanziale mancanza di sostegno dalla rete sociale che spesso o non sa come reagire, oppure non si attiva proprio perché il senso di vergogna impedisce di chiedere aiuto. Ciò scatena spesso rabbia, i sopravvissuti si sentono rifiutati ed abbandonati, e provano rabbia verso chi li ha lasciati ed ha determinato tanto isolamento. L’ideazione suicidaria è anch’essa presente, i sopravvissuti spesso a causa dell’intenso dolore provato, dello sconvolgimento improvviso si lasciano andare a pensieri suicidari, come se il dolore provato dalla persona cara suicida, fosse in qualche modo “ereditato” dai familiari.

In caso di lutti traumatici, un atto di coraggio che si può mettere in atto è quello di chiedere aiuto, un percorso incentrato all’accettazione, al permettersi di toccare quei vissuti inaccettabili di rabbia e dolore può essere la strada per riuscire ad andare avanti.

