Vulvodinia
Vulvodinia
Questa grande sconosciuta
Prima di concentrarci sulla comprensione e l’approfondimento della vulvodinia, vorremo sensibilizzare i lettori su cosa possa provare una donna colpita da vulvodinia.Sono donne spaventate confuse e sfiduciate a causa delle peripezie della diagnosi, leggono storie di dolore e sofferenza di altre donne che non hanno trovato ancora una cura. Spesso vengono inviate dallo psicologo come se il dolore fosse inventato.
Far capire cosa prova una donna con dolore pelvico cronico che si protrae per mesi, o anni prima di ricevere diagnosi o cura, è molto complesso. Il dolore viene descritto con sintomi di vari tipo che conducono la donna dal ginecologo, l’esito più comune è “non vedo nulla di strano” e lì inizia il pellegrinaggio da vari professionisti, facendoti sentire che in te c’è qualcosa che non va .

Il dolore è enorme, fisico e psicologico, dolore difficilmente condivisibile visto le parti interessate se lo paragoniamo ad un mal di testa o di stomaco. La donna che poi inevitabilmente ha ripercussioni nei vari ambiti di vita si sente sola, inadeguata e non capita. Le esperienze sono molto simili costellate da spavento per il dolore non compreso e non diagnosticato, la sfiducia nei professionisti si insinua e la donna si ritrova a spendere migliaia di euro per cure che non hanno efficacia prima di trovare risposte e dare un nome ha ciò che ha: la vulvodinia.
Cos’è la vulvodinia
La vulvodinia è una patologia che colpisce molte donne (12-15%), è invalidante in quanto correlata al dolore cronico nella regione vulvare. Tale condizione incide profondamente nella qualità di vita delle donne che ne sono affette
compromettendo la percezione che ognuna ha di sé stessa, l’autostima, la vita sessuale e di conseguenza il rapporto di coppia.
La vulvodinia è indotta da un’infiammazione delle terminazioni nervose della vulva (neuropatia), per tale ragione abbraccia una varietà di sintomi che possono presentarsi in maniera variegata per ogni donna.
Si arriva ad una diagnosi di vulvodinia dopo molti esami perché solitamente è una diagnosi alla quale si arriva per esclusione di altre patologie mediche.
I sintomi possono essere sia collegati al dolore come bruciori, sensazione di punture di aghi, ma anche collegarsi a sintomi di carattere urologico come la frequenza o difficoltà a urinare.
La Vulvodinia può essere localizzata al vestibolo vaginale (in questo caso si parla di vestibolodinia) o al clitoride (clitoridodinia).
La sua forma generalizzata interessa, oltre alla vulva, il perineo e la regione anale.
Ovviamente come si può immaginare queste persone hanno un dolore costante e persistente che influisce nella quotidianità creando delle limitazioni controproducenti per la qualità della vita. Spesso il dolore rende impossibile indossare biancheria intima, pantaloni stretti o collant, lo stesso rimane persistente e ostacola lo stare sedute per molte ore creando dolori al coccige o spilli e formicolii che si irradiano dalla regione vulvare fino alla base della schiena, a volte alle gambe.
Si possono trovare difficoltà nelle camminate e ovviamente la vita sessuale ne è compromessa. Molte donne riscontrano anche dolori articolari, fibromialgia e sindrome dell’intestino irritabile.
Le cause
Le origini della vulvodinia sono attualmente incerte. È bene tenere presente, benché si tratti di una patologia organica, che alcune situazioni psicologicamente stressanti possono influenzare l’evoluzione della malattia.
- infezioni genitali frequenti, come la candida;
• uso di contraccettivi orali;
• allergie e sensibilità a sostanze chimiche;
• malattie autoimmunitarie;
• tensione cronica dei muscoli pelvici;
• traumi della mucosa o esiti negativi di chirurgia;
• alterazioni genetiche nella risposta infiammatoria.
La vulvodinia si presenta come un’ipertensione dei muscoli del pavimento pelvico. cioè eccessiva tensione dei muscoli del pavimento pelvico, che contribuisce all’aumento della sintomatologia dolorosa.
Le donne con dolore vulvare frequentemente hanno una comorbilità con altre patologie come l’endometriosi, la fibromialgia, la sindrome del colon irritabile, e la cistite interstiziale.
Si ipotizza che il 30% delle donne con Vulvodinia abbia un difetto genetico che aumenta la risposta infiammatoria e quindi il dolore.
Diagnosi e cura
La Vulvodinia è una patologia che si opera attraverso l’esclusione di altre patologie neurologiche e fisiologiche. Per tale ragione richiede molti esami per verificare la diagnosi differenziale.
L’approccio terapeutico alla vulvodinia è un approccio multimodale dove vari professionisti lavorano per procedere alla cura la malattia da più fronti. Lo scopo è quello di interrompere il circolo vizioso creato da questa patologia sia sul piano fisiologico sia cognitivo che emotivo. Ovviamente il piano terapeutico è individualizzato e creato in base alle esigenze di ogni donna.
Tra le terapie più utilizzate:
- anestetici locali in crema;
- terapia farmacologica;
- dieta;
- osteopatia;
- agopuntura;
- tecarterapia;
- elettrostimolazione antalgica TENS
- elettrostimolazione antalgica VSNS
- riabilitazione del Pavimento pelvico (esercizi e biofeedback)
- riabilitazione manuale Protocollo di Stanford
- terapia infiltrativa vestibolare
- terapia del blocco dei gangli
- psicoterapia
Quest’ultima si rivela fondamentale perché è una malattia che determina molta sofferenza e disagio nella donna che ne è affetta. Un percorso psicoterapeutico, oltre a supportare la donna nell’ accettazione di un cambiamento, può essere utile come percorso di consapevolezza di sé, superamento e rielaborazione dei traumi, apprendimento di tecniche di rilassamento e di gestione dello stress.
Consigli
Ecco alcuni dei consigli comportamentali che facilitano di molto il percorso di guarigione:
– indossare biancheria intima di colore bianco e pantaloni larghi;
– lavare solo con acqua l’area genitale, usare il detergente solo per l’ano dopo la defecazione;
– se possibile astenersi il più possibile dall’utilizzare lavande vaginali;
– evitare che i detergenti (shampoo o bagnoschiuma) entrino in contatto con la vulva;
– sciacquarsi sempre con acqua dopo avere urinato o tamponare con carta igienica bagnata. L’urina acida è irritante;
– cercare di non trattenere urina o feci
– cercare di regolarizzare l’intestino;
– tenere la zona pelvica al caldo, utilizzando scaldini elettrici e slip/culottes di lana-seta;
–l’uso di antibiotici e antimicotici assumerli solo sotto prescrizione medica;
– impiegare un lubrificante naturale durante il rapporto sessuale;
– evitare sport che stimolano la zona vulvare (bicicletta, spinning, equitazione) e i muscoli pelvici (aerobica, pilates), preferire invece yoga, training autogeno, rilassamento profondo;
– ascoltare il proprio corpo, cercare momenti in cui rilassare i muscoli e rilasciare la tensione accumulata.
– intraprendere un percorso di crescita personale e di consapevolezza di sé.
