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Disturbi dell’infanzia e dell’adolescenza, News ed eventi

La Balbuzie conseguenze sociali e psicologiche

La Balbuzie conseguenze sociali e psicologiche

balbuzie è definita come un disordine nel ritmo della parola, nel quale il paziente sa con precisione ciò che vorrebbe dire, ma nello stesso tempo non è in grado di dirlo a causa di arresti, ripetizioni e/o prolungamenti di un suono che hanno carattere d’involontarietà”.

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Un giorno, mentre ascoltate vostro figlio parlare, vi accorgete che il suo linguaggio non è poi cosi fluido. “Eppure era stato così precoce nel parlare!” Ebbene, non è il caso di preoccuparsi eccessivamente, può capitare.

La balbuzie, infatti, è un disturbo infantile molto comune soprattutto tra i maschi. Nei bambini che balbettano spesso si riscontra un eloquio nervoso a ritmo rapido ma questo non è certo la causa della loro balbuzie. Sono piuttosto un sintomo del tentativo di affrontarla. Di conseguenza, i consigli “stai tranquillo” o “rallenta” possono talvolta rispondere ai sintomi funzionali del parlare, ma non colpiscono la balbuzie in sé. In altre parole, il nervosismo e il ritmo rapido dell’eloquio sono il risultato della paura di balbettare e della vergogna.

Le teorie attuali parlano di una complicata interazione tra lo sviluppo del linguaggio dei bambini e le loro capacità motorie di produzione del linguaggio, combinati con le molteplici influenze della personalità e dell’ambiente comunicativo e sociale del bambino. In altre parole, la balbuzie non ha una singola causa, quindi spiegazioni semplici come “sta parlando troppo veloce” o “è nervoso” non spiegano adeguatamente questo complicato disturbo.

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Ricerche recenti su vari fronti sostengono l´idea della balbuzie come un disturbo multifattoriale. Possono essere presenti cause genetiche (tende ad avere un certo grado di familiarità); problemi fisiologici(difficoltà in vari parametri di decodificazione uditiva, coordinazione motoria, e in alcuni parametri di controllo neuropsicologico degli emisferi);problematiche nello sviluppo del linguaggio; eventi traumatici….

Molti personaggi della storia sono stati balbuzienti, ma questo non ha impedito loro di diventare famosi, sotto tutti i punti di vista: l’italiano Paolo Bonolis, Marilyn Monroe,IMG_1014 Winston Churchill e, più indietro nel tempo, Alessandro Manzoni, Demostene fino a risalire addirittura a Mosè che, proprio perché balbuziente, parlava tramite suo fratello Aronne.

I bambini non balbettano tutti allo stesso modo. La ricerca ha distinto almeno tre tipi di balbuzie diverse, prendendone in considerazione il tipo di blocco fonatorio:

  • balbuzie clonica quella caratterizzata dalla ripetizione di parti della parola, interne, iniziali o finali che siano;
  • balbuzie tonica, invece, è quella in cui si assiste ad un vero e proprio blocco della parola;
  • balbuzie mista, infine, si caratterizza di un misto tra le due forme precedenti.

La balbuzie può essere classificata come primaria quando si presenta intorno ai tre anni, e come secondaria, con insorgenza intorno ai sette anni, e caratterizzata da consapevolezza da parte del bambino, che si trasforma progressivamente in ansia e insicurezza.

Aspetti psicologici della balbuzie

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Recenti ricerche (Menzies et al. 2008; 2009; Craig et al. 2009) rilevano una comorbidità tra balbuzie e ansia.

Circa il 50 % degli adulti balbuzienti soffrono di un disturbo d’ansia (generalmente ansia sociale, fobia sociale). L’ansia di stato è significativamente maggiore rispetto ai pari non balbuzienti ma anche l’ansia di tratto appare elevata. I balbuzienti in genere dimostrano di avere alcune manifestazioni caratteristiche quali:

  • introversione, legata alle situazioni comunicative (Turnbaugh, 1981);
  • ansia, dovuta all’anticipazione cognitiva del momento disfluente e al

desiderio di evitarlo (Craig 1990);

  • 
depressione, dovuta alla difficoltà nella gestione della balbuzie

(Tunnel 1980);

  • sentimenti di colpa o vergogna, dovuti all’incapacità nel gestire la

balbuzie in modo efficace (Van Riper 1982).

Infatti a livello emotivo, il balbuziente sviluppa spesso rabbia verso se stesso, aggressività mascherata verso gli altri, vergogna per le prese in giro, sensi di
colpa, che lo portano a sentimenti di scarsa autostima, scarso senso di autoefficacia, vissuto persecutorio.
Il balbuziente è teso nel mascherare la sua difficoltà e manifesta spesso atteggiamenti di rinuncia e fuga davanti alle situazioni ansiogene. Più tenta di evitare di balbettare più ne resta condizionato. 
All’interno la persona vive tutti i sintomi tipici dell’ansia e dello stress: alterazione del ritmo cardiaco, della sudorazione, contrazione dei muscoli del diaframma e dei muscoli della respirazione.
Caratteristica di questo disturbo è l’andamento periodico, il presentarsi in circostanze particolari e ben precise, nelle quali il soggetto non riesce a controllare l’ansia scatenata da persone o situazioni che gli incutono timore ( presentazioni, colloqui, interrogazioni, parlare in pubblico, ect).

L’ingresso nella scuola elementare rappresenta un periodo critico dove il più delle volte, il bambino che balbetta acquista consapevolezza del suo disturbo.

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Sarà però, solo nella prima adolescenza (12- 13 anni) che il disturbo balbuzie investirà e condizionerà negativamente tutta la persona, incidendo in maniera determinante sull’immagine del Sè, sulla progettualità e sulle relazioni sociali.
 La storia di molti, nel tempo, potrà svilupparsi con un senso di umiliazione auto-percepita un basso senso di autoefficacia relazionale che potrà portare a una chiusura verso le relazioni.
La maggior parte delle persone che presentano questo disturbo lo vivono come un tabù, una vergogna da nascondere e mascherare il più possibile agli altri ma anche a se stessi.
Per questo motivo tendono a rimandare la possibilità di una terapia, anche se essa potrebbe risolvere questo disagio o comunque compiere buoni passi avanti per ritrovare una migliore qualità di vita.

 Cosa fare e consigli pratici quando il bimbo balbetta

bordo-3d-della-farfalla-del-rainbow-4056882La parola d’ordine per i genitori che si rendono conto del problema è avere pazienza; cercate di mettere il bambino a proprio agio per far sì che l’ansia che manifesta nel parlare diminuisca.

 La cosa più importante da fare, quando nostro figlio balbetta, è essere noi genitori dei buoni comunicatori in modo da fornire un modello verbale che potrà essere facilmente appreso e riprodotto dal bambino.

  • Non anticipare il suo pensiero, finendogli le parole\frasi che stà dicendo.
  • Lasciagli tutto il tempo di cui ha bisogno per esprimere il proprio pensiero e non mettergli fretta mentre stà parlando. Non usare espressioni tipo “dai su!” “allora, cosa mi vuoi dire “, “sbrigati”…
  • Fai in modo che il bambino capisca, osservando il tuo comportamento non verbale e le tue espressioni mimiche, che sei interessato a ciò che dice e non a come lo dice.
  • Non dirgli mentre balbetta frasi del tipo “parla lentamente”, “fai un bel respiro”, “rilassati, stai tranquillo”, “pensa a quello che devi dire prima di parlare”, “parla bene”, “smettila di balbettare”. Questi consigli non sono di aiuto al bambino che balbetta.
  • Rispetta i turni comunicativi, non interromperlo quando parla né sovrapporti con la voce alla sua.

bordo-3d-della-farfalla-del-rainbow-4056882Soprattutto fai capire al bambino che tu lo accetti e lo rispetti per quello che è indipendentemente dalla sua balbuzie; questo aumenterà la fiducia in sè stesso e l’autoaccettazione del bambino.

In caso i problemi di insicurezza non si risolvessero si consiglia di consultare uno specialista (logopedista per aspetto verbale, psicologo per problemi di insicurezza).

17 Febbraio 2015/da Dott.ssa Valentina Dorotoni
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