Fobie: sintomi e trattamento
Cosa si intende per fobia?
“ non fuggire in cerca
di libertà quando
la tua più grande
prigione è dentro di te”
(Jim Morrison)
l termine fobia (dal greco φόβος, phóbos, “panico, paura”) indica un’irrazionale e persistente paura e repulsione di certe situazioni, oggetti, attività, animali o persone, che può, nei casi più gravi, limitare l’autonomia del soggetto, ma che non rappresenta un reale pericolo per la persona.
La fobia è una paura estrema, irrazionale e sproporzionata per qualcosa che non rappresenta una reale minaccia e con cui altre persone si confrontano senza particolari problemi. Chi ne soffre è sopraffatto dal terrore solo all’idea di venire a contatto con l’oggetto della propria fobia. Un animale innocuo come una cavalletta o una lucertola diventa fonte di una paura incontrollata in grado di modificare sistemi di attivazione e di risposta della persona.
Le persone che soffrono di fobie si rendono perfettamente conto dell’irrazionalità della propria paura, ma non possono controllarla. L’ansia da fobia, o “fobica”, si esprime con sintomi fisici propri dell’attivazione del sistema simpatico (tachicardia, vertigini, senso di soffocamento, rossore, sudorazione eccessiva, tremito..). Con la paura si sta male e si desidera una cosa sola: fuggire! Scappare, d’altra parte, è una strategia di emergenza.
La paura in questo caso tiene l’individuo sotto scacco limitandolo nella propria libertà e nelle proprie scelte.
Quando la paura e le fobie prendono il sopravvento non c’è più ragione che tenga, scappiamo. Ma più scappiamo, più essa ci insegue, più la teniamo sotto controllo più ci sfugge e ci attacca. Se poi proviamo anche a parlare di essa ecco che diventa ancora più forte e distruttiva.
La tendenza è quella di evitare tutte le situazioni o condizioni che possono essere associate alla paura, sebbene riduca sul momento gli effetti della fobia, in realtà costituisce una trappola micidiale: ogni evitamento, infatti, conferma la pericolosità della situazione evitata e prepara l’evitamento successivo (in termini tecnici si dice che ogni evitamento rinforza negativamente la paura). Tale spirale di progressivi evitamenti produce l’incremento, non solo della sfiducia nelle proprie risorse, ma anche della reazione fobica della persona, al punto da interferire significativamente con la normale routine dell’individuo, con il funzionamento lavorativo o scolastico oppure con le attività o le relazioni sociali. Il disagio diviene così sempre più limitante.
Chi ha la fobia di volare può trovarsi, ad esempio, a rinunciare a molte trasferte, e la cosa diventa imbarazzante se è necessario spostarsi per lavoro. Chi ha paura degli aghi e delle siringhe può rinunciare a controlli medici necessari o privarsi dell’esperienza di una gravidanza. Chi ha paura delle cavallette non attraversa parchi o giardini e non può godersi un picnic all’aperto con i propri amici.
Esistono diverse fobie specifiche che possono essere raggruppate in cluster:
Tipo animali. Fobia dei ragni (aracnofobia), fobia degli uccelli o fobia dei piccioni (ornitofobia), fobia degli insetti, fobia dei cani (cinofobia), fobia dei gatti (ailurofobia), fobia dei topi, ecc..
Tipo ambiente naturale. Fobia dei temporali (brontofobia), fobia delle altezze (acrofobia), fobia del buio (scotofobia), fobia dell’acqua (idrofobia), ecc..
Tipo sangue-iniezioni-ferite. Fobia del sangue (emofobia), fobia degli aghi, fobia delle siringhe, ecc.. In generale, se la paura viene provocata dalla vista di sangue o di una ferita o dal ricevere un’iniezione o altre procedure mediche invasive.
Tipo situazionale. Nei casi in cui la paura è provocata da una situazione specifica, come trasporti pubblici, tunnel, ponti, ascensori, volare, guidare, oppure luoghi chiusi (claustrofobia o agorafobia)
Altro tipo. Nel caso in cui la paura è scatenata da altri stimoli come: il timore o l’evitamento di situazioni che potrebbero portare a soffocare o contrarre una malattia ecc.
Una forma particolare di fobia riguarda il proprio corpo o una parte di esso, che la persona vede come orrende, inguardabili, ripugnanti (dismorfofobia).
E’ importante chiarire che il tipo di fobia da cui si è affetti non ha alcun significato simbolico inconscio, come invece viene suggerito da alcuni psicoanalisti, e la paura specifica è legata unicamente ad esperienze di apprendimento errato involontario (non necessariamente ricordate dal soggetto), per cui l’organismo associa involontariamente pericolosità ad un oggetto o situazione oggettivamente non pericolosa. Si tratta, in sostanza, di un processo di cosiddetto “condizionamento classico”. Tale condizionamento si mantiene inalterato nel tempo a causa dello spontaneo evitamento sistematico che i soggetti fobici mettono in atto rispetto alla situazione temuta.
Trattamento
Il trattamento delle fobie è relativamente semplice, se non complicato da altri disturbi psicologici. La cura delle fobie, dopo un periodo di valutazione del caso che si esaurisce in genere nell’arco del primo mese, passa necessariamente attraverso l’utilizzo delle tecniche di esposizione graduata agli stimoli temuti. Il paziente viene avvicinato in modo molto progressivo e graduale a stimoli che innescano la paura allo scopo di attivare processi di abituazione. Quando l’abituazione si innesca lo stimolo perde tutta la sua carica ansiogena precedente. Tale procedura può spaventare le persone che soffrono di una fobia, poiché implica affrontare vis a vis l’oggetto o la situazione temuta, ma se ben effettuata, con l’aiuto di un terapeuta esperto, è assolutamente applicabile e garantisce un successo nel 90-95% dei casi nella cura della fobia.
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