E se non sento emozioni?
E se non sento emozioni?
Il termine “alessitimia” deriva dal greco “a”, per mancanza,“lexis”, per parola e “thymos”, per emozione; letteralmente “mancanza di parole per le emozioni”, ad indicare una sorta di “analfabetismo emozionale”, una marcata difficoltà nel riconoscere, esplorare ed esprimere i propri vissuti interiori (Sifneos 1973).
Vi sono alcune caratteristiche cliniche centrali nel costrutto di alessitimia (Todarello O, Porcelli P; 2002):
I soggetti alessitimici mostrano una notevole difficoltà a verbalizzare i propri stati emotivi e, sembrano non averne affatto consapevolezza. Possono anche manifestare scoppi improvvisi di emozioni intense (come rabbia, paura o pianto) ma non riescono a collegare l’emozione sentita con ricordi, fantasie o specifiche situazioni. E’ così possibile che un paziente alessitimico descriva tutto ciò che è successo in una lite con il coniuge, dalle situazioni che l’hanno scatenata alle parole dette, e poi si meravigli se l’osservatore gli dice che probabilmente ha provato rabbia.
I soggetti alessitimici esprimono le proprie emozioni attraverso la componente fisiologica poiché incapaci di elaborarne l’aspetto soggettivo vissuto. Per cui, il soggetto riesce a descrivere le modificazioni somatiche avvertite (irrequietezza motoria, tensione muscolare, pirosi gastrica, tremori, ecc.) ma non le collega all’emozione della rabbia. I soggetti alessitimici hanno un’attenzione selettiva ed un’ amplificazione delle componenti somatiche delle emozioni e come predisposizione all’agire motorio per scaricare una spiacevole tensione interna, il che spiegherebbe il motivo per cui i soggetti alessitimici sviluppino ipocondria, disturbi di somatizzazione e comportamenti compulsivi come abbuffate alimentari, abuso di sostanze psicoattive, anoressia nervosa.
La povertà di immaginazione e di tutte le funzioni ad essa connesse sono facilmente osservabili nell’attività onirica dei soggetti alessitimici. Essi non sognano quasi mai e i loro sogni sono comunque caratterizzati dal fatto di riprodurre pezzi di vita reale, avvenimenti diurni, eventi della vita lavorativa. Allo stesso modo, i sogni ad occhi aperti sono quantitativamente molto scarsi e qualitativamente molto poveri poiché anch’essi si soffermano su eventi accaduti o su preoccupazioni per il futuro. Il colloquio con i soggetti alessitimici è pertanto duro, noioso, frammentario, rigidamente circoscritto a sintomi, esami medici o eventi accaduti. Fisicamente appaiono rigidi nella postura corporea e nella mimica facciale.
I soggetti alessitimici sono concentrati su ciò che è esterno alla vita psichica. Sul piano cognitivo, ciò si manifesta attraverso un pensiero razionale che tende a illustrare azioni ed esperienze senza investimenti affettivi, come se l’individuo fosse spettatore più che attore delle propria vita. L’attenzione è concentrata sui dettagli della realtà fattuale, di cui riescono a descrivere i dettagli anche minuziosamente ma senza mai dare la sensazione all’osservatore che vi stiano partecipando emotivamente.

I soggetti alessitimici, infine, mostrano una stretta aderenza alle regole sociali di adattamento, per cui sembrano definiti dall’esterno in termini di identità di ruolo. Al contrario, mancano delle qualità soggettive di interpretazione della propria identità ed evidenziano scarsa capacità di sintonizzazione con le emozioni altrui, mostrando marcate difficoltà a formare e conservare nel tempo relazioni interpersonali intime.
In conclusione, i soggetti alessitimici hanno caratteristiche al confine fra più sindromi psicopatologiche (disturbi depressivi, ossessivo-compulsivi, personalità dipendente), differenziandosene per la peculiarità di un disturbo cognitivo di elaborazione delle emozioni, o meglio della componente psicologica degli affetti a fronte di un eccesso di espressività della componente fisiologica.
L’alessitimia non indica individui senza emozioni – che sarebbe impossibile – ma soggetti con un deficit della componente psicologica dell’affetto (feeling), ossia persone che hanno emozioni (emotions) ma con scarsa o nessuna possibilità di ricorrere agli strumenti psicologici (immagini, pensieri, fantasie) per rappresentarle.
Realmente essi sentono emozioni, il problema è che non riescono a sapere di che cosa si tratta e dimostrano incapacità nell’esprimerlo. Non sanno che emozione stanno provando, anche nello stesso momento in cui stanno facendo l’esperienza. Oppure avvertono una confusione di sensazioni e di emozioni alle quali non sanno però attribuire senso. «Quando qualcosa – o più probabilmente qualcuno – stimola in loro un’emozione, essi trovano l’esperienza sconcertante e travolgente, qualcosa da evitare ad ogni costo. Quando i sentimenti li travolgono, causano loro un grande disagio al punto di stordirli» (Goleman).
Diventa però difficile definire di che genere sia quel qualcosa che avvertono, mentre al contrario, spesso si lamentano riportando particolari ben precisi di sensazioni e malesseri fisici, sottoponendosi a lunghi ma non risolutivi esami clinici per dare risposta e significato a disagi e sofferenza che sono però di natura psicologica.

