Mi vergogno
Mi vergogno
La vergogna è un’emozione che accompagna l’auto-valutazione di un fallimento nel rispetto delle regole, scopi o modelli di condotta condivisi con gli altri; da una parte è un’emozione che coinvolge l’intero individuo rispetto alla propria inadeguatezza, dall’altra è il rendersi conto di aver fatto qualcosa per cui possiamo essere considerati dagli altri in maniera totalmente opposta rispetto a quello che avremmo desiderato.
L’imbarazzo, che fa pur sempre parte dello stesso nucleo della vergogna, si sperimenta esclusivamente in presenza degli altri, mentre ci si può vergognare da soli e per lungo tempo; inoltre, mentre l’imbarazzo sorge per l’infrazione di regole sociali che possono anche non essere condivise, la vergogna è il segnale della rottura di regole di condotta alle quali la persona aderisce. La vergogna ha a che fare con il vissuto del sentirsi esposti e considerati privi di valore, con il vissuto dello scacco, del fallimento, del non essere all’altezza, di essere giudicati dei “buoni a nulla, dell’essere giudicati “cattivi”. Alla base c’è un vissuto di impotenza, un sentirsi in balia dell’altro. Associate alla vergogna si ritrovano spesso vissuti di dolore e/o rabbia.
Dalla letteratura, ecco alcune definizioni di vergogna:
“E’ un segnale intra e intersoggettivo del fatto che si è subita, o si sta per subire un’umiliazione, e insieme una reazione ad essa” . (Battacchi, 2002)
“E’ il timore di perdere la faccia o il dispiacere per averla persa” (Castelfranchi, Poggi, 1988).
Chi si vergogna teme che sia in pericolo o sa che è già compromesso il suo bisogno di stima, il mantenere una buona immagine di sé di fronte agli altri. Ci si può vergognare di qualunque cosa riguardi in qualche modo noi stessi (mancato rispetto di norme e modelli, aspetto fisico …) ma, poiché si hanno bisogni di stima diversi rispetto a persone diverse, ci si vergogna di cose diverse a seconda delle persone.
Come tutte le emozioni ha un valore adattivo e svolge varie funzioni:
-funzione preventiva nel proteggere dallo smascheramento di un senso di Sé negativo o non integrato;
– funzione di interrompere l’azione che viola le norme;
– riduce l’aggressività dell’altro conseguente alla violazione delle norme
– funzione seduttiva: mostra che l’altro è importante per noi.
La vergogna è una emozione intensa ed estremamente multiforme che genera dolore profondo. L’esperienza di vergogna è prettamente legata al vissuto di “aver fatto una figuraccia”. La sofferenza coinvolge del tutto la persona ed è legata soprattutto ai rapporti con gli altri, infatti è presente la percezione, vissuta o immaginata, di non essere all’altezza delle aspettative degli altri, si è convinti di essere osservati in modo diverso da come si desidererebbe. La vergogna fa sperimentare di non essere meritevoli e indegni. Le persone per le quali il giudizio degli altri diviene fondamentale sono più sensibili agli effetti della vergogna, di conseguenza ci si dedica al miglioramento delle proprie prestazioni che finiscono per essere sempre riconosciute dal soggetto stesso come inadeguate. Una bassa autostima di sé fa da padrona, si ha la sensazione di essere rifiutati dagli altri ed esclusi dalle comunità.
La vergogna come molte altre emozioni è visibile con modificazioni somatiche: le persone riferiscono di sentirsi avvampare, impallidire, rodere allo stomaco, sobbalzare, svenire, girare la testa, sentirsi imbottigliate. Il rossore è caratteristica principale della vergogna non solo del viso ma di tutto il corpo (con intensità diversa). Gli atteggiamenti di chi si vergogna possono essere chinare il capo e la parte superiore del tronco, abbassare lo sguardo in segno di sottomissione e resa o per farsi piccoli piccoli per passare inosservati o per evitare di guardare per non vedere di essere visti.
La vergogna può evolvere, ed essere protagonista principale di alcune patologie, come fobie, fobie sociali, dismorfofobia, depressione, disturbi narcisistici, paranoidi e borderline; anoressia, bulimia fino alla tossicodipendenza.
L’intervento terapeutico dovrà essere permeato dal non giudizio del terapeuta e dalla sua apertura a conoscere l’esperienza dolorosa che è alla base del sentimento di vergogna, con delicatezza perché non sia percepita nuova violazione o invasione. Il contatto con ciò che sta alla base della vergogna può aiutare a mitigare il giudizio severo che la persona ha verso di sé.

