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Lettera di un condannato a morte…motivi per riflettere sull’educazione dei nostri figli

1442435527371-jpg-meglio_la_galera_che____la_famiglia“Cara mamma, se mai fosse esistita una vera giustizia in questo mondo, oggi non sarei da solo ad essere giustiziato ma saremmo stati in due. Sei la mia complice in tutto ciò, anzi sei colpevole anche della vita che mi toglieranno. Riesci a ricordare quando da bambino ho rubato la bicicletta di un ragazzo e l’ho portata a casa? Sei stata tu, che invece di sgridarmi, mi hai dato una mano a nasconderla per evitare che papà lo scoprisse e mi punisse severamente.
E ancora, hai dimenticato quando ho rubato i soldi da quel portafoglio? Anche lì sei stata mia complice, quei soldi li abbiamo spesi insieme al centro commerciale. Ti ricordi quando, dopo aver litigato animatamente con mio padre, lui poi se n’è andato? Avevo copiato la prova all’esame, avevano scoperto il mio imbroglio e avevano deciso di espellermi. Lui voleva soltanto che studiassi e mi creassi un futuro onesto.
Invece di dargli ragione e punirmi, hai deciso di andare contro la rabbia di mio padre, contro gli insegnanti e per questo mi hai privato della possibilità di imparare cosa fosse giusto e mi hai indirizzato alla strada della delinquenza.
Mamma non posso odiarti per questo perché sei pur sempre mia madre. Io ero solamente un piccolo bambino vivace, crescendo sono diventato un ragazzo problematico e, senza le tue punizioni, sono diventato quello che sono: un uomo aggressivo e intollerante.
Ero piccolo e non sapevo la differenza tra giusto e sbagliato, necessitavo di correzione invece tu mi hai dato approvazione anche non era giusto. Ma ti perdono! Il mio desiderio è che tu faccia leggere le mie parole al maggior numero di genitori possibile affinchè non ripetano il tuo errore. Perché i genitori, con la loro educazione, sono responsabili di ciò che diventeranno i loro figli, nel bene o nel male.
ti ringrazio per avermi donato la vita ma anche per avermi aiutato a perderla.
Il tuo figlio delinquente.”
Ah, non dimenticarlo mai:
Chi si rifiuta di punire il figlio, non lo ama. Chi lo ama non esita a sgridarlo. (proverbi 13: 24)
L’ istruzione è l’arma più potente che puoi usare per cambiare il mondo (Nelson Mandela)
Istruzione e rimprovero comincia nei primi anni dell’infanzia e durano fino a l’ultimo giorno di vita (Pitagora)
Educa i bambini, e non sarà necessario punire gli adulti (Pitagora)

Questa sembrerebbe essere la storia di un detenuto che attende l’esecuzione della pena di morta a cui è stato condannato. Ciò che stupisce di lui è il suo ultimo desiderio prima di morire: chiede alla guardia di potergli dare un foglio e una penna con cui poter scrivere.Il condannato impiega qualche minuto per mettere per iscritto le sue ultime parole e, dopo aver finito, chiede espressamente che quella lettere venga consegnata a sua madre.

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“L’insegnante di matematica ce l’ha con mio figlio”; “ Ho picchiato il compagno perché lo meritava, ma lui è un angelo non farebbe male ad una mosca” Quante volte avete sentito frasi del genere?

Sono le tipiche frasi dei genitori che giustificano qualsiasi cosa negativa venga detta nei confronti dei loro pargoli.
Il rapporto tra genitori e figli ha subito in questi anni dei cambiamenti radicali. Da un lato il cambiamento è stato sicuramente positivo mentre dall’altro ha modificato il senso del rispetto e dell’educazione che hanno gli adolescenti di oggi nei confronti della società.
I genitori sono responsabili della crescita dei propri figli, attraverso apprendimenti, diretti e indiretti, trasmettano ai propri figli la coscienza e il giudizio per confrontarsi con il mondo esterno. Il contesto familiare si propone come agenzia educativa profonda e insostituibile. Molto spesso succede che alcuni genitori, involontariamente, forniscano ai figli una serie di esempi discordanti con quelle che dovrebbero essere le regole. Proprio con il personale comportamento si mostrano modelli sbagliati da imitare: giustificano i propri errori, o minimizzano eventi negativi. Quante volte in terapia mi sono sentita dire che il bambino picchia o urla e poi ho scoperto che il modo per educare il figlio era proprio il medesimo; oppure brontolare il figlio per bullismo e ritrovare il genitore che “bullizzava” il vicino per le più piccole fesserie, o ancora quei genitori che aiutavano il figlio a nascondere un furto per la personale vergogna.
La modalità del genitore di affacciarsi alla vita e interagire con essa è già di per se un aspetto di apprendimento, se poi vi tutta una clemenza educativa legata all’ “ eccessivo amore” si avrà un allentamento di tutti i valori fondamentali e coscienza che permettono un adattamento sociale
L’errore più comune che i genitori di oggi commettono è l’essere troppo accondiscendenti nei confronti dei loro figli. Essere sempre pronti a soddisfare i loro capricci e trovare una giustificazione a ogni loro comportamento è deleterio, del resto questo è il solito modo con cui operano con se stessi.
Nessuno ha mai detto che il ruolo dei genitori sia semplice, non esiste da nessuna parte il manuale dell’istruzioni, ma tutte le persone che hanno prole dovrebbero, per il bene della crescita delle nuove generazioni, fermarsi a riflettere sull’importanza delle regole, del rispetto, valori e del senso dell’altro, perché coloro che crescono senza questi concetti avranno una visione distorta del modo di rapportarsi con la società.
Spesso i genitori giustificano le azioni sbagliate dei propri figli i propri figli perché non vogliono dare al proprio figlio il “dispiacere di aver “sbagliato”. Aldilà che lo sbaglio o un errore è un evento di crescita e sviluppo enorme se viene riconosciuto come tale ed elaborato. Attraverso sbagli ed errori possiamo migliorare, strutturare e maturare, e questo non vale esclusivamente per l’individuo, anche l’evoluzione o l’attuale modernizzazione è preceduta per sbagli ed errori.
Dove gli errori o deviazioni dalle regole non vengono analizzate, si mina la strutturazione e crescita del bambino o adolescente che non riesce più ad attribuire il giusto peso alle proprie azioni, dove non vi sono valori e il senso dell’altro vi è solo un grande egocentrismo dove tutto diventa lecito.

27 Ottobre 2016/da Dott.ssa Valentina Dorotoni
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