“Dio Perdona, io No!” Problemi di rabbia? Riconoscerla e gestirla
La rabbia è una reazione emotiva spontanea a un torto o a un’offesa personale, che si scatena quando si ritiene di essere vittime di un atto di ingiustizia o di un sopruso.
La rabbia, o l’ira, sono sentimenti intensi e primordiali. Arrabbiarsi è una condizione che si lega al senso di giustizia, alla violazione di leggi e norme, è quindi idonea reazione ai torti e alle offese.
Ma spesso la rabbia è vista come un atto di violenza dannoso al livello sociale, arrabbiarsi diviene allora inaccettabile, pari ad un peccato, non ammissibile neppure quando giustificato.
E’ così che si forma in noi il conflitto tra espressione e inibizione della rabbia. E’ più giusto sfogarsi, manifestare la propria emozione, il proprio disappunto, o piuttosto mantenere la calma, farsi scivolare le cose addosso?
Che arrabbiarsi non faccia troppo bene alla salute, fisica e mentale, è abbastanza risaputo, in realtà, tutte le espressioni se espresse in maniera eccessiva non sono da ritenersi come funzionali.
Ma la rabbia rispetto alle altre fa più paura, quest’ultima, infatti, è in grado di far perdere il controllo all’individuo conducendolo ad azioni e comportamenti controproducenti e fuori dal volere razionale.
Dal punto di vista psicologico, la rabbia è spesso provocata dalla frustrazione, cioè dall’essere ostacolati nel raggiungimento di un nostro obiettivo, in modo temporaneo o permanente.
Ci si può quindi arrabbiare per una delusione, un’ingiustizia (subita personalmente o accaduta ad altri) ma anche per per condizioni sgradevoli di tipo fisico o materiale che minacciano l’integrità personale (come l’essere immobilizzati, o rinchiusi in una stanza, o per l’eccessivo caldo o freddo). Queste situazioni danno luogo a immediate irritazioni ma possono arrivare a provocare manifestazioni di rabbia anche più forti.
La rabbia, come qualsiasi altra emozione, scaturisce spesso da un evento esterno che fa da “miccia all’esplosione”, ma è anche vero che non tutti gli individui reagiscono con lo stesso comportamento allo stesso evento, alcuni riescono a contenere e gestire la rabbia, altri ne rimangono semplicemente imprigionati, risultando un burattino nelle mani dell’emozione.
Di fronte a un’offesa, affronto o trasgressione ingiusta è normale provare un’emozione intensa come la rabbia.
E’ a livello qualitativo che si può distinguere tra rabbia normale o patologica: uno scoppio d’ira, anche se violento, ma mirato a ripristinare una relazione, a modificare il comportamento del trasgressore o in ogni caso avente l’intento di risolvere il problema, è da considerarsi come una rabbia sana, mentre, la rabbia espressa soltanto in forma aggressiva, con l’intenzione di nuocere l’altro, messa in atto in molteplici occasioni e per svariati motivi, insomma una rabbia diffusa e generalizzata, è da considerarsi patologica.
Anche le conseguenze della rabbia sono utili per distinguere normalità e patologia. Gli individui con problemi clinici di rabbia sono più propensi a sperimentare una vasta gamma di conseguenze negative collegate ai loro episodi aggressivi. La rabbia viene associata a scontri verbali o fisici, abuso di sostanze, danni alle relazioni, esiti negativi a lungo termine.
HAI UN PROBLEMA DI RABBIA?
Come fare a capirlo
1)Pensa al tipo di comportamento che hai avuto finora. Chiediti se ti capita spesso di reagire con violenza. Ti capita di rompere delle cose, di aggredire delle persone o di assumere comunque un atteggiamento aggressivo? Sono i sintomi principali di un problema di gestione della rabbia.
- Fai mente locale e chiediti se ti capita spesso di litigare con amici, familiari o conoscenti.
- In una relazione può succedere di litigare, ma se i litigi tendono a degenerare o a diventare troppo frequenti, possono essere dei segnali di un problema di controllo della rabbia.
- Nella vita ti è capitato di avere problemi con la giustizia?
- Chiediti se ti è capitato spesso di avere problemi con la giustizia o se sei stato protagonista di episodi di aggressività al volante fino al punto di prendere multe.
2)Chiediti se ti capita spesso di reprimere la rabbia. Non sempre quest’emozione viene espressa apertamente. Fai caso a come reagisci alle situazioni considerate più comunemente a rischio, ad esempio se qualcuno ti tratta molto sgarbatamente o mentre sei impegnato nelle normali attività quotidiane (al lavoro, durante i trasferimenti casa-lavoro, alla guida…)
3)Fai attenzione alle reazioni del tuo corpo. La rabbia è un’emozione potente e fortemente viscerale, che tende ad avere effetti sul corpo. Fai caso alle sensazioni corporee che provi, in particolare a quelle che rivelano uno stato di collera.
Esistono vari tipi di avvisaglie corporee della rabbia. Tra queste: digrignare i denti, stringere i pugni, mal di testa o mal di stomaco, tachicardia, vampate di calore, vertigini, arrossamento del viso, mani che sudano e, in generale, tensione corporea. [4)Fai un bilancio delle tue relazioni. Il fatto che la tua rabbia abbia un’impatto sugli altri e sul rapporto che hai con loro potrebbe essere indicativo di un problema.
Durante gli episodi di rabbia, ti capita di fare del male fisico agli altri o di ferirli dal punto di vista emotivo?
- Ti capita di perdere delle amicizie per colpa della tua rabbia?
- Ti capita di pentirti di come tratti la gente quando sei vittima di un accesso di rabbia?
- In questo caso, le conseguenze sono troppo onerose: hai un problema.
Per colpa del loro atteggiamento ostile, coloro che soffrono di accessi di rabbia tendono ad avere pochi amici. Il sostegno sociale è un fattore vitale che può aiutarti a proteggerti dallo stress e dalle malattie. Gli accessi di rabbia frequenti possono far star male e danneggiare la salute.
Trattamenti consigliati per la gestione della rabbia?
I metodi maggiormente utilizzati sembrano essere interventi basati sul rilassamento, sulla terapia cognitivo-comportamentale e sull’apprendimento di abilità comportamentali.
Il paziente può essere istruito all’utilizzo di tecniche di rilassamento muscolare che gli consentiranno di alleggerire la tensione corporea. Attraverso una ristrutturazione cognitiva si può aiutare la persona a percepire in modo più realistico ed accurato le situazioni, in modo che non vengano esagerati e distorti gli eventi, in maniera negativa. Sul versante comportamentale, possono essere insegnate nuove tipologie di risposta, attraverso diversi tipi di esposizione alle situazioni che suscitano rabbia, per dar modo al soggetto di apprendere la gestione delle sue emozioni.
Anche gli interventi sul perdono, che mirano a ridurre il desiderio di vendetta e i pensieri di condanna verso gli altri sembrano necessari ed efficaci per incrementare il successo della terapia.
Ed infine piccoli consigli per gestire meglio le arrabbiature quotidiane, che si basano sul semplice buon senso:
- Appena possibile allontanarsi dalla fonte di rabbia.
- Riprendere o iniziare attività che ci tengano concentrati su quel lavoro e ci distraggano dal resto.
- Procurarsi una gratificazione più o meno immediata (a seconda dei gusti e degli interessi: leggersi un libro, ascoltare un brano musicale, uscire a fare una corsa…).
- Sfogarsi con un confidente, che si manterrà imparziale, non aizzandoci ulteriormente. Meglio ancora se la persona in questione è un soggetto dotato di senso dell’umorismo e ironia, capace di sdrammatizzare le situazioni.
- Mettere su carta tutta la vicenda, per poterla rileggere dall’esterno e nel frattempo far passare tempo per sbollire.
