Io non mangio!
Io NoN Mangio!
Bambini che rifiutano il cibo…
Il problema del rifiuto del cibo è sempre fonte di frustrazione e preoccupazione da parte dei genitori, soprattutto della madre. Quest’ultima infatti può entrare in un loop disfunzionale (un circolo vizioso) molto doloroso: giudicarsi, giudizi molto rigidi sulle sue capacità genitoriali, di accadimento, il valore della mamma diventa proporzionale a quanto il bambino mangia. Ciò aumenta il seno di insicurezza, di incertezza, la mamma comincia a dubitare del suo modo di essere, accondiscendendo il bambino in ogni suo capriccio. Inoltre se la madre valuta le sue capacità di “care-giver” dalla quantità di cibo ingerito dal bimbo, spesso questa quantità non è mai abbastanza.
Prima di considerare qualsiasi ipotesi sulla relazione madre-bambino è necessario escludere fattori di tipo organico o disturbi di rilevanza clinica che possono sottostare alla condizione del rifiuto del cibo.
Un momento critico, dopo lo svezzamento, in cui il rifiuto del cibo raggiunge una considerevole incidenza si verifica tra il secondo ed il terzo anno di vita, nel passaggio all’alimentazione autonoma. Una volta escluse cause organiche, intolleranze, reflusso gastrico , stipsi ecc. è molto importante osservare il comportamento della diade madre-bambino nel momento del pasto, spesso può essere presente un conflitto in riferimento all’autonomia. I bambini in questa età spesso manifestano il desiderio di mangiare da soli, impugnando autonomamente le posate e portando il cibo alla bocca. La madre, che per velocizzare il momento del pasto imbocca il figlio può determinare come reazione il rifiuto del cibo da parte del bambino. Una simile problematica quindi fa ipotizzare una difficoltà all’interno della relazione che non ha nulla a che vedere con un capriccio o con una richiesta di attenzioni da parte del bambino, che vuole semplicemente essere autonomo e sperimentarsi.
Le ragioni per cui un bambino rifiuta il cibo durante i pasti potrebbero essere svariate per esempio: la volontà di mostrare di avere un controllo su qualcosa che crea molto scompiglio a tavola, gli fa ricevere molte più attenzioni che in qualsiasi momento; capire i suoi limiti: se non mangio mi viene proposto qualcosa di diverso; nelle ore precedenti al pasto ha avuto modo di mangiare vari spuntini.
Il palato dei bambini va educato ai nuovi sapori, non si può proporre subito cibi salati, speziati o piccanti. Ci vuole fantasia, coinvolgimento e tanta pazienza. Evitate di forzare a tutti i costi il bambino a mangiare. Forse pensate che come genitori è vostro compito farlo mangiare, ma NON lo è! Il vostro compito è presentargli cibo gradevole, adeguato e nutriente durante i pasti. E’ compito del bambino mangiare!
Alcune strategie utili da mettere in atto possono essere per esempio: la buona abitudine di mangiare tutti insieme a tavola, far vedere che il cibo che state mangiando è molto gradevole, stimolando la curiosità del bimbo. Coinvolgete il bambino nella spesa, nella scelta degli alimenti, nella preparazione, fatelo “giocare” con il cibo usando i cinque sensi, si annusa, si guada si tocca si assaggia, e perché no, anche il suono che fa se lo mordiamo o lo si tamburella. Non riempite troppo il piatto con porzioni abbondanti che possono impaurire il bambino, e che il senso di scoraggiamento di fronte al piattone da finire prevalga sulla fame.




