Il dolore non ha peso
Anoressia, Binge, Bulimia… I disturbi Alimentari, sono patologie troppo spesso etichettate da stereotipi banali. Questi profondi disagi non hanno etichette prestabilite. Il peso non è un parametro attendibile per riconoscere chi soffre di questo infinito dolore. Questi disturbi non hanno sesso, ne’ età, sono malattie elastiche da ogni punto di vista: si può parlare di estremo sottopeso, di normopeso così come di grande sovrappeso, ma tutto questo non toglie nè aggiunge niente al fatto che una persona rimane malata. L’avere più carne addosso è sinonimo dell’avere più vita in corpo e questo risulta inaccettabile.
Il vuoto interiore, che caratterizza queste problematiche, è un vuoto incolmabile, spesso rimpinzato di cibo spazzatura, cibo di cui la persona non sente nemmeno il sapore, cibo molle, duro, salato, dolce.
La consapevolezza è la strada giusta verso la guarigione. La consapevolezza di avere un problema, di non poterne venire fuori da soli ed il coraggio di gridare aiuto.
Anoressia e bulimia, lasciano a chi li ha sperimentati, una dolorosa memoria corporea del dolore, lasciano un marchio indelebile su psiche e soma, che soltanto le cure mirate, l’amore ed il tempo, potranno lenire e riparare.
Anoressia e Bulimia, sono due facce della stessa medaglia, che sfociano in un attacco acuto al corpo, il più grande nemico; un corpo da negare, monitorare, aggredire, divorare, disprezzare, depauperare e controllare. Un’illusione di controllo assoluto del proprio corpo, il tentativo di portarlo allo stremo con la convinzione di potercela fare: due grandi nemici.. il corpo e il cibo. Fermarsi sulla superficie, fermarsi al sintomo più evidente, far notare la magrezza allontana la persona ancora una volta da se stessa in un turbine che la immette nel circolo vizioso della malattia, dei sensi di colpa, dei sintomi, la anestetizza e la allontana da un dolore troppo grande da poter essere sviscerato, affrontato, vissuto interiormente e metabolizzato. I sintomi alimentari comunicano emozioni, dolore e sono la manifestazione di un disagio storico spesso incomprensibile anche per chi lo vive. I sintomi alimentari diventano, paradossalmente, una sorta di rifugio inconsapevole dalla realtà che ha fatto e fa male. La persona cerca di consolare quella realtà che la distrugge, di riempire il vuoto interiore, alla ricerca di attenzioni di affetto, di approvazione, alla ricerca di un comportamento che renda la persona più amabile. La persona, entra in un loop, in cui dimagrendo cerca di far dimagrire anche quel dolore incomprensibile e lacerante.
