Il manipolatore affettivo: le caratteristiche e come difendersi
La figura del manipolatore affettivo è una figura che colpisce molto l’attenzione di psicologi, psichiatri e psicoterapeuti. Questa figura spesso in un primo momento può ingannare anche gli addetti ai lavori. Si tratta infatti di persone attraenti e intriganti che riescono a sedurre facilmente.
Si presentano perfetti nei modi e nell’atteggiamento, ma spesso dietro a questo sipario si nascondono persone con tratti di disturbi narcisistici della personalità o comportamenti passivo aggressivi.
In realtà ciò che mostrano come perfezione e atteggiamenti seduttivi è solo una maschera. Il manipolatore affettivo utilizza tale maschera per nascondere comportamenti meno nobili come quelli che hanno lo scopo di soddisfare i propri bisogni.
La maschera seduttiva spesso si accompagna con frecciatine, critiche e modalità che inducono la vittima al senso di colpa ed inadeguatezza.
L’obiettivo del manipolatore affettivo è sempre quello di essere adorato, desiderato e confortato e per ottenere questo alimenta ininterrottamente l’insicurezza della vittima.
Tutti possiamo talvolta ricorrere consapevolmente o inconsapevolmente alla manipolazione per ottenere ciò che desideriamo, ma il manipolatore lo fa in modo diffuso e sistematico soprattutto dove trova una persona con delle fragilità.
La manipolazione affettiva è, purtroppo, un fenomeno molto più frequente di quanto tendiamo ad immaginare.
Molte persone vivono all’interno di una “relazione tossica” a contatto con persone significative (partner, genitori, fratelli, amici, colleghi) che possono essere dei manipolatori affettivi.
Questa convivenza crea sofferenza nelle persone che subiscono questi comportamenti e sono tante le richieste di aiuto che arrivano allo psicologo o allo psicoterapeuta per risolvere questo disagio interiore creato dalla continua svalutazione e manipolazione alla quale sono esposti.

Il manipolatore affettivo tende a colpevolizzare gli altri proiettando su di essi le responsabilità, li biasima per le loro mancanze e presunti errori
-Se sono cosi è perché tu hai fatto questo!
– Io sono sempre presente per te, invece tu…,
– Hai visto per colpa tua non sono riuscito a fare questo…
– Io non ti faccio conoscere i miei figli perché tu non sei abbastanza…
cosi facendo il manipolatore rifiuta ogni responsabilità proiettandola sull’altro.
Spesso arriva a fare la vittima, si fa commiserare o ammirare, si attribuisce doti di irreprensibilità: è un gran lavoratore, una madre affettuosa, uno studente modello, un capo eccellente, un amico insostituibile.
Vediamo insieme alcune caratteristiche del manipolatore affettivo:
-Comunicazione: non chiara e distorta. Non riesce a comunicare in modo efficace i suoi bisogni e le sue esigenze. Parla in modo indiretto in base a quello che è giusto e doveroso fare, non è lui a desiderare qualcosa ma è un senso civico, il senso del giusto o lo sbagliato.
-Empatia: il manipolatore non entra in empatia con l’altro, non sa ascoltare, non vede l’altro e non comprende e non rispetta le emozioni altrui. Non esiste reciprocità, nel confronto con l’altro tende ad affermare se stesso e uscirne vittorioso. Nelle discussioni deforma la realtà a pro suo, il suo modo di argomentare è spesso vago, può parlare del particolare in modo dettagliato e poi generalizzare su gran parte del resto della conversazione, questo per confondere la persona con la quale sta interagendo. Non riesce a stare nel qui e ora altrimenti le sue ragioni verrebbero meno e spesso argomenta al passato. Le prove a supporto delle sue tesi sono spesso distorte, incongrue e pretestuose con l’unico fine di spostare ogni responsabilità da se stesso.

Spesso, al termine di una discussione con lui, si ha l’impressione di aver parlato di tutto e niente e ci si sente stanchi, confusi, frustrati.
-Coerenza: non riesce ad essere coerente, afferma e nega tutto. Il manipolatore può cambiare spesso opinione , atteggiamento o comportamento a seconda del contesto, mostrandosi incoerente e contraddittorio.
Rapporti con l’altro: il manipolatore spesso sentendosi inferiore a gli altri li svaluta, non si fa scrupoli a umiliare e criticare l’altro in modo più o meno velato. E’ molto abile a cogliere i punti deboli dell’altro dove spesso colpisce senza remore quasi a far sembrare di voler dare un consiglio costruttivo. Tenderà negli ambienti di gruppo a mettere le persone l’uno contro le altre.
Critiche: non le tollera. tutto ciò che può essergli fatto notare verrà sbattuto con violenza sull’altro, non ammetterà mai un errore, si giustificherà, talvolta assumendo atteggiamenti vittimistici, ma la colpa sarà dell’altra persona inevitabilmente. Userà talvolta ironia e sarcasmo per ferirvi.
Se osserviamo attentamente le modalità comunicative del manipolatore possiamo notare che può usare come strumento di potere sia la minaccia che il ricatto, agendo in modo prepotente e dispotico. Fa largo uso di lusinghe, complimenti e regali, corteggiando in un modo che sembra quasi onesto e interessato ma questa sarà la chiave per quello che definiremo un ricatto emotivo: con tutto quello che faccio per te, mi negheresti questo?
La proiezione, definita come meccanismo di difesa inconscio, è utilizzata molto spesso dal manipolatore attribuisce agli altri intenzioni, sentimenti, mancanze che gli sono proprie: come sei aggressivo! (ci ha appena aggrediti), sei permaloso (lo è lui), non ascolti, non ti interessa (lui non ascolta e non gli interessa farlo).
La curiosità delle persone verte spesso nel cercare di comprendere se il manipolatore è consapevole del suo comportamento o se è intenzionalmente “cattivo”.
In realtà “non sa fare altro”, ha acquisito e imparato questa modalità relazionale e la usa più o meno consapevolmente, ma sicuramente non si rende conto degli effetti che provoca nell’altra persona che subisce “i suoi capricci”. La manipolazione, come modalità relazionale è un sistema di difesa che ha appreso fin dalla tenera età. Probabilmente è stato l’unico “strumento” che poteva mettere in campo come “sopravvivenza psicologica” che gli garantiva una sorta di vantaggio, di potere, di attenzione e garantiva una buona autostima prevaricando l’altro.
COME POSSIAMO DIFENDERCI?
Purtroppo, con un manipolatore affettivo non siamo di fronte ad una relazione autentica, fatta di reciprocità, parità e rispetto. Le caratteristiche, lo ripetiamo, sono di egocentrismo, egoismo e non essendo empatico non tiene conto dell’esperienza altrui. Per questi motivi la sofferenza psicologica del partner è veramente altissima, tanto da sperimentare ansia, depressione, mancanza di autostima e disturbi psicosomatici.
E’ fondamentale mettere dei limiti, mettere in atto atteggiamenti volti alla tutela della nostra salute mentale, soprattutto quando la persona in questione sia molto vicino a noi, come un genitore, un figlio, un fratello o il partner.
Importante risulta un percorso di terapia individuale che ci faccia evitare l’errore che si racchiude nell’idea di “Posso cambiarlo!” ed è necessario lavorare su se stessi per essere indipendenti dall’approvazione del manipolatore e non cadere nel tranello in cui ci si assume tutta la colpa senza mettere in discussione ciò che sta accadendo “fa così perché me lo sono meritato, dovrei essere più attent*” ;
Prendete atto della realtà, le persone se non ne sentono la necessità non cambiano, non si evolvono! Ma se voi sentite la vostra stanchezza ed il vostro dolore, incanalatelo, direzionate la rabbia, perché possiate essere parte attiva nel cambiamento di ciò che non vi soddisfa!
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