Shopping compulsivo
Cosa si intende per shopping Compulsivo?
Riconosciuto, ormai da diversi anni, come vero e proprio disagio psicologico, lo shopping compulsivo continua inarrestabile la sua espansione.
A esserne colpite sempre di più non sono solo le donne, fin dall’inizio “protagoniste” di questo disagio, ma anche gli uomini, soprattutto fra i 30 e i 50 anni. È un disagio ambivalente, verso il quale la persona colpita, ma anche chi le sta intorno, fatica a prendere provvedimenti.
Come condannare del tutto un comportamento che, in fondo, è in sintonia con le leggi del marketing? E che è anche così affine all’attuale cultura dominante di stampo narcisistico, tutta volta alla gratificazione individuale, costi quel che costi?
Il disturbo da shopping compulsivo, generalmente associato ai disturbi del controllo degli impulsi, è caratterizzato dal ripetersi di episodi nei quali la persona sperimenta un impulso irrefrenabile a fare acquisti che seppur riconosciuti come inutili o eccessivi non riescono a essere evitati o tenuti sotto controllo. Il ripetersi degli episodi di acquisto compulsivo possono portare la persona a conseguenze dannose sul piano psicologico, finanziario, relazionale e lavorativo.
Perché si prova piacere a comprare? perché diventa compulsivo?
In questi anni gli studi hanno individuato come fattori scatenanti il bisogno di gratificazione, il “premiarsi”, il riconoscersi e l’affermarsi . Si ricorre a forme di appagamento immediato per riempire un vuoto dentro di sé, un vuoto affettivo, un vuoto di conferme, un vuoto fatto di solitudine, anche quando si vive in mezzo alla gente. Questa smania di premiarsi deriva da una logica conseguenza dello stile di vita nel quale siamo immersi, che impone ritmi produttivi altissimi e chiede di essere funzionali ed efficienti, nient’altro.
Essere sempre produttivi, impegnarsi sempre per raggiungere obiettivi e gratificazioni. A volte è impossibile raggiungere tutti gli obiettivi di vita, o spesso per raggiungere gli stessi si tralasciano altre aree di vita fondamentali per l’essere umano. La mente cerca altre vie per gratificarsi, sceglie, o si accontenta di soluzioni simboliche: l’oggetto. Non il pane o l’acqua, ovviamente, ma qualcosa che non serve direttamente, qualcosa che potrebbe costituire un regalo, un lusso, una trasgressione, una ricompensa che fa sentire bene e speciali almeno per un po’.
Lo shopping compulsivo diventa così il rito quotidiano attraverso cui recuperare – illusoriamente – un benessere e una sensazione piacevole che in altri ambiti non si riesce a ottenere.
Sebbene il disturbo da shopping compulsivo non sia ancora stato definito in maniera definitiva, gli esperti tendono a descriverne i singoli episodi sulla base di una sequenza di fasi regolari:
- nella prima fase di un episodio di shopping compulsivo, la persona inizia ad avere pensieri, preoccupazioni e senso di urgenza verso l’atto di acquistare, sia in generale sia riguardo un oggetto in particolare. Questa fase, inoltre, sembra solitamente preceduta da emozioni sgradevoli, non facilmente gestibili quali tristezza, ansia, noia o rabbia.
- la seconda fase è quella in cui ci si prepara all’acquisto pianificando alcuni aspetti come i negozi da visitare, il genere di articoli da ricercare o addirittura il metodo di pagamento che si intende utilizzare.
- la terza fase è quella dello shopping compulsivo vero e proprio, in cui la persona, spesso in preda ad una eccitazione quasi sessuale, si sente “corteggiata” dagli oggetti che vede e dalle loro qualità, valutate in quel momento come estremamente attraenti e irrinunciabili.
- la quarta fase, che chiude l’episodio, è quella successiva all’acquisto compulsivo, dopo il quale le precedenti sensazioni di eccitazione ed euforia si tramutano rapidamente in frustrazione, senso di colpa, vergogna e delusione verso se stessi.
Come evidenziano anche le quattro fasi, l’episodio di shopping compulsivo si organizza intorno a determinati stati emozionali piuttosto che sulla base di reali bisogni o desideri:
stati negativi come ansia e tensione costituiscono gli antecedenti dell’episodio, mentre stati emozionali positivi di euforia o sollievo ne costituiscono l’immediata condizione gratificante, seguita però da emozioni spiacevoli quali la frustrazione e il senso di colpa.
Come distinguere il disturbo da shopping compulsivo dal normale comportamento d’acquisto?
Altre caratteristiche che possono aiutare a distinguere un disturbo da shopping compulsivo da un normale comportamento d’acquisto possono riguardare la natura degli oggetti acquistati: talvolta le persone affette da shopping compulsivo acquistano cose di cui non hanno reale bisogno o che hanno già, che non corrispondono ai propri reali gusti personali o che sono al di fuori delle proprie possibilità economiche. Talvolta gli oggetti acquistati perdono rapidamente di interesse tanto da non essere tolti dalle loro confezioni, da essere restituiti, nascosti o regalati ad altri.
La maggior parte delle persone affette da shopping compulsivo riconosce di avere un problema, ma si percepisce fuori controllo: gli episodi problematici vengono infatti vissuti come impulsi irrefrenabili ai quali non si riesce a resistere nonostante gli sforzi profusi.
tratto dal film I love shopping


