Disturbo Disforico Premestruale
Disturbo disforico premestruale
Premessa: Il ciclo e gli ormoni
Gli ormoni estrogeni solitamente sono in circolo nelle prime due settimane del ciclo, e solitamente hanno il “potere” di far sentire la donna più rilassata, una maggior spinta tonica e apertura alla socializzazione. Nelle due settimane successive invece, gli estrogeni lasciano il campo al picco di progesterone, ed è lì che possono comparire i sintomi del disturbo disforico premestruale.
Definizione e Caratteristiche
Solitamente nella settimana che precede l’arrivo delle mestruazioni si possono riscontrare i sintomi più frequenti che si risolvono gradualmente con l’arrivo delle mestruazioni stesse.
Il disturbo disforico premestruale non va confuso con la sindrome premestruale caratterizzata solitamente da una durata più lunga (può iniziare due settimane prima delle mestruazioni) e un impatto lieve o moderato sul funzionamento socio-lavorativo.
La sindrome premestruale
è caratterizzata da un insieme di disturbi fisici psichici e comportamentali che si verificano durante la fase premestruale del ciclo. Non tutte le donne soffrono di sindrome premestruale o non ne soffrono nella stessa intensità. Chi soffre di Sindrome Premestruale lieve o moderata presenta sintomi soprattutto fisici, poco invalidanti; nella Sindrome Premestruale grave si riscontra una ciclica comparsa di tristezza, irritabilità associate a sintomi somatici durante la tarda fase luteale e premestruale.
La sindrome premestruale colpisce con più intensità le donne tra i 30 e i 40 anni, in questa età infatti si registra il picco maggiore di stress.
Il termine “tensione premestruale” è apparso per la prima volta nella letteratura medica circa settant’anni fa (Frank 1931).
I sintomi somatici che più spesso le donne lamentano a livello somatico riguardano: tensione mammaria e addominale, ritenzione idrica, modificazione dell’appetito, cefalea. nausea e vomito.
Uno dei sintomi più comuni è l’irritabilità e aggressività. Tale vissuto viene considerato un sintomo, sopratutto quando invalida in qualche modo, influisce o interferisce con le normali attività o relazioni quotidiane.
Quando ciò avviene e la donna riferisce un calo netto della qualità della vita disturbando le sue capacità di comunicazione e relazione, si parla di Disturbo Disforico Premestruale.
Non va confuso, con la sindrome premestruale, perché il disturbo può avere nella donna conseguenze davvero invalidanti, accompagnate da frustrazione e vergogna, perché molte volte queste donne vengono sminuite o sbeffeggiate.
Nel DSM5 (Manuale Diagnostico e Statistico Dei Disturbi Mentali) il disturbo si trova nella categoria dei disturbi dell’umore.
Per porre diagnosi di Disturbo Disforico Premestruale, conosciuto anche come disfonia premestruale o PMDD, almeno cinque sintomi devono essere presenti nell’ultima settimana prima dell’inizio delle mestruazioni e tali sintomi dovrebbero iniziare a migliorare entro pochi giorni dopo l’inizio delle mestruazioni e diventano minimi o assenti nella settimana successiva.

In particolare, nel periodo sopra indicato e secondo la ciclicità sopra descritta devono essere presenti uno o più dei sintomi tra:
- labilità affettiva marcata (es. sbalzi d’umore o pianto improvviso);
- marcata irritabilità o rabbia o aumento dei conflitti interpersonali;
- umore depresso, sentimenti di disperazione o pensieri autosvalutanti;
- ansia eccessiva e tensione.
Oltre a questi sintomi, per la diagnosi di Disturbo Disforico Premestruale, devono aggiungersi uno o più dei successivi sintomi (in modo da raggiungere un totale di cinque sintomi combinati tra i primi e i secondi):
- diminuzione dell’interesse nelle attività abituali;
- difficoltà soggettive nella concentrazione, letargia, facile affaticabilità o marcata mancanza di energia;
- variazione notevole dell’appetito (consumo eccessivo di cibo o voglie di cibo specifico);
- Alterazione del bisogno di riposo: ipersonnia o insonnia;
- sintomi fisici come tensione mammaria o gonfiore, dolori articolari o muscolari, sensazione di “gonfiore” o aumento di peso.
Trattamento del Disturbo disforico Premestruale
Il PMDD può essere trattato con diversi approcci che bisogna valutare con il proprio medico curante, fornendo anche un diario in cui si annotano i sintomi sperimentati per almeno tre cicli, con il ginecologo e/o con lo psicologo:
- trattamenti ormonali attraverso i metodi anticoncezionali
- terapia psicologica
- farmaci antidepressivi
- esercizi di rilassamento, respirazione, yoga
- integratori alimentari e minerali
- cambi nello stile di vita (dieta più sana, più movimento).
L’esercizio fisico favorisce il rilascio di endorfine, sostanze rilasciate dal cervello, utili per combattere il dolore, e quest’ultime diminuiscono proprio nei giorni che precedono il ciclo. Le endorfine migliorano l’umore e migliorano la qualità del sonno.
Le tecniche di rilassamento migliorano la capacità di regolazione emotiva: intense emozioni hanno ripercussioni somatiche, generando sintomi di attivazione, come la tachicardia o la tensione muscolare, ipertonia.
Sul piano psicologico aiuta a ridurre la tensione psichica, l’irritabilità e l’insonnia, che spesso accompagnano il ciclo a causa sia dei cambiamenti ormonali, sia dell’atteggiamento con il quale la donna lo vive.
La psicoterapia è utile in presenza di una sintomatologia premestruale che con altri trattamenti non ha trovato sollievo e cura. La sintomatologia psicopatologica premestruale può avere anche cause psicologiche, soprattutto quando vi è un vissuto psicologico conflittuale verso le mestruazioni.
