A VOLTE MI ABBUFFO……
A VOLTE MI ABBUFFO……
Binge Eating
Dott.ssa Chiara Paci
La terminologia “binge-eating” fu introdotta per la prima volta da Hyman Cohen nel 1959, un professore di liceo in cura presso Albert Stunkard, per descrivere quelle situazioni in cui era impossibilitato a resistere alla tentazione di mangiare, durante le quali sperimentava una sensazione di perdita di controllo sul cibo e di alterazione della coscienza, seguiti poi da un forte senso di colpa.
L’espressione anglosassone “binge eating” viene tradotta in italiano con “abbuffata” e descrive un tipo di iperalimentazione diversa da quella che può avere la maggioranza della popolazione normopeso e/o in sovrappeso. L’abbuffata consiste in un episodio di iperalimentazione che avviene in un tempo limitato (il criterio temporale è fondamentale), accompagnato dalla percezione di perdita di controllo e dal raggiungimento di una spiacevole sensazione di sazietà estrema, seguiti da disgusto verso se stessi e da un profondo senso di colpa.
Il fenomeno del binge-eating è assolutamente indipendente dal BMI (indice di massa corporea), in quanto interessa una vasta gamma di soggetti, da quelli più emaciati a quelli in sovrappeso. Dai tassi di prevalenza dei disturbi alimentari (APA, 2000), risulta che dal 2% all’8% della popolazione femminile è soggetta ad episodi di abbuffata clinicamente rilevanti. Uno studio condotto in Austria, nel 1999, su un campione di 1000 uomini, mostra che la prevalenza del binge-eating si attesta sul 4,2% (Kinzl et al., 1999).
Il Binge Eating deve essere considerato un sintomo e non va confuso con la sindrome Binge Eating Disorder, caratterizzata principalmente da questo sintomo, ma dove risulta associata ad altri elementi diagnostici.
Da un punto di vista cognitivo, Fairburn e Cooper (1998) sostengono che nella maggior parte delle pazienti che presentano episodi di binge eating, convinzioni irrazionali riguardanti l’aspetto fisico costituiscono i fattori decisivi nel dar vita al circolo vizioso digiuno-abbuffata. Nei pazienti con disturbi del comportamento alimentare, la scarsa autostima rappresenta uno degli elementi basilari e rappresenta il punto di partenza di un circolo vizioso che prosegue verso la focalizzazione sul peso e le forme corporee come criterio per dare valore a se stessi. Queste distorsioni cognitive costringono il soggetto ad attuare una dieta ferrea ed un esercizio fisico eccessivo secondo uno stile di pensiero perfezionista e dicotomico alla ricerca della magrezza e di un senso interiore stabile. In alcune tipologie di pazienti e di fronte a determinate circostanze, la difficoltà a perseguire uno stile alimentare estremamente rigido causa a sua volta la rottura di un equilibrio così fragile e sfocia rapidamente nella perdita di controllo alimentare (binge eating) rafforzando l’immagine negativa di sé.
Tuttavia, molte pazienti con crisi di BE riportano che l’abbuffata è spesso preceduta non dal digiuno, ma da emozioni e pensieri negativi, così come confermano molte ricerche in cui si parla di “iperalimentazione emotiva” (Grilo, Schiffman, Carter-Campbell, 1994; Stickney, Miltenberger, Wolff, 1999).
Studi effettuati su campioni sia clinici che sub-clinici supportano l’ipotesi che in un importante numero di pazienti le abbuffate siano una modalità per rispondere a situazioni stressanti e difficili, oppure a stati d’umore negativi (Waters, Hill, Waller, 2001). Secondo questa prospettiva la finalità del binge eating sarebbe quella di far “fuggire” l’individuo dal confronto con emozioni e pensieri spiacevoli, come una sorta di “anestesia emozionale”, tant’è che molte donne descrivono l’abbuffata come un episodio di derealizzazione. In sostanza, stimoli esterni, emozioni negative, situazioni stressanti, convinzioni irrazionali possono essere considerate la scintilla per far scattare l’episodio di binge eating.



