Terapia cognitivo comportamentale: quando ricorrervi

Quando una persona si trova in uno stato di sofferenza, quale ad esempio può essere una relazione conflittuale o insoddisfacente; uno stato di ansia o di paura; un pensiero disturbante; uno stato di angoscia; una profonda tristezza; un senso di impotenza o inutilità;
quando si ha una dipendenza da sostanze, gioco, internet, shopping o da relazioni sessuali e affettive;
o quando si compiono azioni ricorrenti involontarie che, malgrado numerosi sforzi, non riusciamo a dominare… rivolgersi allo psicoterapeuta può essere un prezioso strumento.

Chiedere aiuto a un professionista non rappresenta un segno di debolezza o di scarsa autonomia, ma un’opportunità per superare la sofferenza, scoprire e apprendere come utilizzare in modo efficace le risorse interiori, effettuare nuovamente scelte autonome e consapevoli nel rispetto di se stessi e degli altri, raggiungere un nuovo equilibrio, adattamento e benessere, nel quadro di un processo di crescita personale globale.

Numerosi studi hanno dimostrato che la TCC è efficace nel trattamento di una vasta gamma di disturbi psicologici: la depressione, l’ansia, gli attacchi di panico, il disturbo ossessivo-compulsivo, le fobie, i disturbi del comportamento alimentare (anoressia, bulimia, obesità psicogena), le forme di stress post-traumatico, la dipendenza da alcol e droghe, le disfunzioni sessuali, i problemi di coppia e, combinata alla somministrazione appropriata di farmaci, i disturbi di personalità e la schizofrenia.

Affinché tutto ciò sia possibile, però, è assolutamente indispensabile che ci sia una motivazione autentica e personale al cambiamento, frutto di una elaborazione profonda che si traduce concretamente nella richiesta autonoma di aiuto.

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